Newsletter

Newsletter febbraio 2017

 
logo
 
Newsletter Acto Onlus Febbraio 2017
 
  img  
 
 
In arrivo un nuovo Parp inibitore efficace anche nelle pazienti senza mutazione BRCA
 
 

I tumori ovarici e del seno collegati alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 - geni oncosoppressori che, se mutati, non riescono ad esercitare i propri effetti protettivi - , continuano ad essere al centro dell’attenzione di  medici e pazienti.

Oggi tutti gli occhi sono puntati sullo studio di fase IIIEngot-Ov16/Nova su niraparib e placebo condotto in collaborazione con la Rete Europea dei gruppi di ricerca in Ginecologia Oncologica (Engot)  su 553 pazienti con cancro ovarico ricorrente che rispondevano alla chemioterapia a base di platino. I risultati hanno dimostrato che il parp inibitore niraparib aumenta la sopravvivenza libera da malattia sino a 21 mesi. Ma la novità di niraparib sta anche nel fatto che la sopravvivenza è migliorata sia nelle pazienti portatrici della mutazione del BRCA1 sia in quelle non portatrici.

In questa classe di farmaci avevamo già i dati di Olaparib che è già in commercio anche in Italia ma solo per le pazienti con la mutazione del gene Brca1 e Brca2” ha dichiarato alla stampa  Sandro Pignata, direttore del Dipartimento 1 di Ginecologia dell’Istituto Tumori di Napoli Irccs “Fondazione G. Pascale” e presidente dell’Engot. “La novità di questo studio è che sono state incluse anche le pazienti non mutate e si è visto che anche in queste donne il farmaco è molto efficace. Dunque, rispetto all’Olaparib è stato fatto un importante passo avanti perché possiamo offrire il farmaco ad un gruppo più ampio di pazienti”. Su 5mila nuovi casi che si verificano ogni anno, infatti, solo il 20-25 per cento delle pazienti presenta una mutazione BRCA.

Il niraparib non è attualmente disponibile in Europa ma negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha già concesso la “Fast Truck Designation” ovvero una procedura di approvazione accelerata.

 
Chirurgia del Tumore Ovarico: una sfida solo per chi ha le carte in regola
 
 

Secondo Angelo Maggioni, responsabile della Divisione di Ginecologia allo IEO «La chirurgia è la pietra miliare del trattamento del tumore ovarico. È una chirurgia difficile che non può essere praticata in un ospedale qualsiasi». Ecco perché gli esperti, con Nicoletta Colombo direttore del Programma Ginecologia allo IEO di Milano e Giovanni Scambia del Policlinico Gemelli di Roma in testa, stanno studiando un documento che ha l’obiettivo di identificare i centri italiani che hanno le carte in regola per poter operare in maniera adeguata  in questo settore.

Di questo si è parlato a gennaio all’Istituto Europeo di Oncologia, in un convegno che ha visto la partecipazione dei migliori esperti internazionali provenienti dai più noti centri oncologici mondiali: dalla Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, al Massachussetts General Hospital di Boston, dall’University of California di Irvine al Memorial Sloan Kettering di New York per quanto riguarda l’America e, dalla Germania, con la Clinica Ginecologica dell’ospedale di Essen. 

La chirurgia se ben eseguita in un centro specializzato può aumentare di molto la sopravvivenza delle pazienti. E oggi questa chirurgia può essere personalizzata, grazie alla biologia molecolare. In altre parole: se si riescono a individuare particolari “firme genetiche” del tumore, e cioè alterazioni specifiche del suo Dna, il chirurgo potrà decidere se operare e basta, oppure se ricorrere a una chemioterapia prima dell’intervento, per aumentare la percentuale di successo. «L’analisi genetica sta rivoluzionando l’approccio al tumore dell’ovaio in tutti i sensi - commenta Nicoletta Colombo - I geni più importanti sono il Brca1 e 2, quelli che possono essere ereditati e, se alterati, aumentano in modo significativo la probabilità di sviluppare la neoplasia non solo all’ovaio ma anche della mammella.” 

Nelle donne ad alto rischio la chirurgia di riduzione del rischio interviene con l’ovariectomia profilattica, cioè l’asportazione delle ovaie, delle tube e degli annessi ed eventualmente anche delle mammelle. (fonte: Corriere della Sera/Sportello cancro)

 
Il Senato italiano approva la mozione di esenzione dal ticket per il test BRCA in tutte le Regioni
 
 

Il Senato italiano ha  approvato la   mozione presentata dalla senatrice Maria Rizzotti con la quale si chiede  l’esenzione dal ticket per lo screening dei geni BRCA1 e BRCA2 in tutte le Regioni e per tutte le donne con cancro al seno e all’ovaio. La mozione è stata firmata da molti componenti della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e sancisce l’impegno del Governo a «valutare l'utilità e la possibilità di impegnare e destinare le risorse economiche e ad adottare tutte le misure, anche attraverso accordi all'interno della Conferenza Stato-Regioni, al fine di assicurare l'uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale per l'esenzione dal ticket, riservata già da alcune Regioni, alle portatrici di mutazioni patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2, garantendo il rispetto del diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione». 

Questa azione nasce dalla volontà di Salute Donna Onlus e di  altre 14 Associazioni tra cui Acto onlus di estendere in tutta Italia (e non soltanto come accade oggi in Lombardia ed Emilia-Romagna) l’esenzione del ticket per gli esami strumentali delle donne riconosciute positive al test genetico BRCA1 e BRCA2. 

«L’esenzione del ticket comporterà logicamente la necessità di reperire nuove risorse all’interno dei bilanci delle Regioni - ha aggiunto Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna - la nostra azione richiede un’attenzione particolare dello Stato su questo tema e il trasferimento di risorse specifiche per garantire l’uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale».

La mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 aumenta da 30 a 50 volte il rischio di tumore alle ovaie e le donne portatrici di tali mutazioni hanno anche un'elevata probabilità di sviluppare nell'arco della vita un tumore al seno. Lo screening per il BRCA1 e BRCA2 rappresenta quindi  la prima forma di prevenzione primaria per le donne sane ad aumentato  rischio di tumore ovarico, un tumore per il quale sino ad oggi non esisteva nessuna forma efficace di prevenzione. 

 
Biopsia liquida: nuova strada per la diagnosi precoce del Tumore Ovarico
 
 

Uno studio italiano, da poco pubblicato su Cancer Letter, ha individuato in alcuni microRNA (piccole molecole di RNA che hanno importanti funzioni regolatorie) la possibile spia della presenza di un tumore. Si tratta dello studio coordinato dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano che  è riuscito a identificare una firma molecolare di microRNA (miRNA) presente esclusivamente nel sangue delle pazienti affette da tumore epiteliale maligno dell’ovaio. La spia della presenza del tumore è stata ottenuta con  una “biopsia liquida”, termine con cui  si identifica la possibilità di utilizzare i fluidi corporei, in particolare siero e plasma, come nuova fonte di informazioni sulle caratteristiche molecolari del tumore. Con un semplice prelievo di sangue  oggi si può misurare il livello di espressione di microRNA (miRNA) circolanti che sono rilasciati dal tumore, oppure identificare, mediante tecniche di sequenziamento, i frammenti di DNA delle cellule tumorali e caratterizzare le loro mutazioni.  I dati ottenuti  con questo studio sono il primo passo nel lungo percorso per utilizzare i marcatori sierici a scopo diagnostico in oncologia e in particolar modo per la diagnosi dei tumori epiteliali maligni dell’ovaio.

 
Settimana della prevenzione oncologica a Cremona
 
 

Oltre 200 giovani hanno partecipato al convegno “Restiamo Sani” con cui si è conclusa a Cremona la Settimana della prevenzione dei Tumori promossa da ASST Cremona nell’ambito del primo Festival itinerante della Prevenzione e Innovazione in Oncologia promosso da AIOM  in 11 città italiane.

Acto onlus ha partecipato con un intervento della presidente Nicoletta Cerana che ha  affrontato il tema del tumore ovarico BRCA mutato che si sviluppa per ereditarietà genetica. L’intervento ha toccato i fattori di rischio e di protezione di questa particolare forma di tumore ovarico illustrando la strategia dello screening per il BRCA1 e BRCA2 con cui oggi è possibile ridurre il rischio di insorgenza di questo tumore molto grave e complesso nelle donne positive al test.

 
Giornalisti scientifici: tutti a scuola di BRCA
 
 

Il 27 gennaio si è  tenuto a Milano il seminario di aggiornamento professionale per  giornalisti scientifici “Miti e verità sul rischio genetico e sul test BRCA” organizzato da Acto onlus con aBRCAdaBRA e il patrocinio di UNAMSI -  Unione Nazionale Stampa Scientifica - per fare chiarezza su un argomento “caldo” che va comunicato con rigore scientifico per non creare illusioni o falsi miti.

L’idea è nata dalle domande  rivolte agli esperti di Acto onlus e dagli oltre 250 commenti che, in poco più di un mese,  le donne hanno postato sulla pagina Facebook dell’associazione a seguito della campagna di informazione  “Io scelgo di sapere“ pubblicata sito www.actoonlus.it. I commenti hanno evidenziato come le informazioni vengano a volte male interpretate e possano creare false aspettative o dubbi, fino ad arrivare al fatalismo del “preferisco non sapere” molto pericoloso nel caso di un tumore grave come quello ovarico.

A questi commenti hanno risposto gli interventi degli esperti intervenuti  all’incontro che hanno toccato  la genetica, la psiconcologia, l’oncologia e  la chirurgia profilattica, ovvero di riduzione del rischio. Al termine, gli interventi di AIOM e Fondazione AIOM hanno presentato le linee guida sull’accessibilità e sull’eleggibilità al  test genetico BRCA  per le pazienti italiane.

 
 
 
Come sostenere Acto Onlus
 
 

Con una donazione libera a partire da € 10 o diventando socio ordinario ( da € 10) o socio sostenitore (da € 100 ). Per associarsi basta andare sul sito www.actoonlus.it e seguire le istruzioni alla pagina “Sostienici”

Devolvendo il 5x1000 a Acto onlus Codice Fiscale 97547960159

 
img
 
 
Copyright © Acto Onlus 2016, Tutti i diritti riservati.

 

 
Partner: